Gruppi sardi

Casteddu

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categoria Gruppi sardi

Lista brani

#
Pulsante Play/pausa
Titolo
Durata
01.

1

Selva viva: Silvia Doro, Dominic Sambucco, Davide Bozzato, Paolo Addis
0:03:30 (approx)
02.

Mezzogiorno

Selva viva: Silvia Doro, Dominic Sambucco, Davide Bozzato, Paolo Addis
0:01:54 (approx)
03.

Farewell

Selva viva: Silvia Doro, Dominic Sambucco, Davide Bozzato, Paolo Addis
0:02:56 (approx)
04.

Farewell

Selva viva: Silvia Doro, Dominic Sambucco, Davide Bozzato, Paolo Addis
0:01:53 (approx)
05.

Vuela

Selva viva: Silvia Doro, Dominic Sambucco, Davide Bozzato, Paolo Addis
0:03:36 (approx)

Informazioni

Supporto fisico

Supporto:
CD
Stato di conservazione:
Buono

Dati album

Casa discografica:
Warm Grounds records
Anno di edizione:
2025

Note

Da Sa Scena Sarda - Di Simone La Croce 2 Dicembre 2025 Non si sa ancora molto dei Selva Viva. La breve caption lasciata sotto questo EP d’esordio, intitolato semplicemente Casteddu, recita “born in the serene mountains of northern Sardinia, this EP captures moments of friendship and the quiet magic of the island’s untamed nature”. Abbiamo intercettato Dominic Sambucco, compositore, sound artist e regista italo-canadese, stabilitosi in Sardegna da una quindicina d’anni, che ci ha raccontato qualcosa di più sul progetto. Dominic ha conosciuto Davide Bozzato e Silvia Doro durante la pandemia: il primo, clarinettista, influenzato da swing e musica gitana, cantante e chitarrista la seconda, ispirata dall’America Latina e al rock sperimentale degli anni ’90. I tre sono diventati amici e tra una jam e un’altra, nelle campagne di Padru, è nato il progetto Selva Viva. Dominic e Silvia hanno iniziato a scrivere, ispirati “a Nick Drake, ai Radiohead e alla musica tradizionale”. Eyes to See è nata grazie ai testi di John Leslie Fultz e Rumi, Farewell grazie ai versi di un poeta bulgaro, Vuela, un pezzo di flamenco, con testi in spagnolo di Silvia. Successivamente sono arrivati anche Davide Bozzato al clarinetto e Paolo Addis alla batteria. Il disco spazia – bene – tra folk e una certa musica acustica che alla fine del secolo scorso ha messo d’accordo chi amava cantautori intimisti, dream pop e una certa malinconia compassata che aveva trovato terreno fertile nei cultori di emo e post-rock. Casteddu è stato arrangiato e registrato in casa in maniera semplice con mezzi di fortuna – anche in questo caso, molto bene – per conservare l’atmosfera intima che ha portato alla nascita dei brani. Questi nell’EP sono intervallati da due soundscape: il primo, Mezzogiorno, registrato a Padru, il secondo, Vespro, in un campo, in mezzo a un gregge di pecore. Il mastering finale è stato realizzato a Bologna da Roberto Rettura presso lo Studio Spaziale, mentre il disco è uscito per la Warm Grounds Records.