Cultores de Perdas e Linna

Gruppi sardi

Cultores de Perdas e Linna

categoria Gruppi sardi

genere Black Metal

Informazioni

Supporto fisico

Supporto:
CD
Stato di conservazione:
Ottimo

Dati album

Casa discografica:
Masked Dead Records
Numero di catalogo:
MDR 067 - SM 018
Anno di edizione:
2025
Anno di registrazione:
2023
Luogo di registrazione:
Cut Fire Mixing Studio, Sanluri
Tecnico di registrazione:
Alberto Bandino

Note

Il ritorno discografico dei Vultur, quantomeno in forma di musica inedita pubblicata in full-length, non era un passo scontato, se si considera la lunga distanza che intercorre tra il precedente lavoro e questo “Cultores De Perdas E Linna”. Fortunatamente, però, il tempo non sembra aver scalfito la formazione sarda, che, riunita intorno al mastermind Attalzu, rilascia ad oggi un esempio folgorante di black metal alla vecchia maniera, declinato secondo un immaginario dei testi ed una lingua profondamente ispirati dai culti ancestrali della loro terra di origine, la Sardegna appunto. Profondamente ispirati dal loro passato e dalla fondamentale tradizione nuragica, i Vultur mettono insieme una collezione di brani tirati e taglienti, che ripercorrono alcuni dei riti primordiali della loro regione attraverso l’utilizzo della lingua locale, una soluzione quantomeno originale che aggiunge fascino e mistero a questo infuocato, nuovo album. Se a qualcuno venisse in mente quanto fatto da Agghiastru ed i suoi Inchiuvatu con la cultura locale siciliana già molto tempo fa, dovrà però ricredersi: laddove il siciliano influenzava anche stilisticamente la propria musica con strumenti e melodie mediterranee, i Vultur spostano la loro bussola ispirativa molto più a Nord, nelle gelide terre innevate della Scandinavia, realizzando un insieme di canzoni che sembrano sospese nel tempo e direttamente collegate agli albori nordici del genere. Ad emergere con potenza da “Su Frastimu”, “Eternu Trumentu” o “Suspegu” è subito il drumming precisissimo e senza pietà di Lorenzo Balia, incentrato su di un blast-beat quasi perenne che martella a dovere l’ascoltatore e su cui si intrecciano con grande classe i veloci riff di Attalzu e Nicola Spaziani, terreno eccellente per le morbide incursioni del basso, spesso attento a creare linee ritmiche complementari ma non uguali alle sei corde, e per le acide screaming vocals che riportano con la mente ai grandi capolavori black metal del passato. Oltre ad “Arestis”, breve intermezzo acustico, emerge talvolta un senso melodico più accentuato, soprattutto in alcuni passaggi di “Femina Mala” e nella conclusiva “Nemini Parco” – unico brano cantato in italiano, dalla struttura più rilassata e dinamica – ma possiamo considerare in generale “Cultores De Perdas E Linna” come un lavoro dove velocità, atmosfere sinistre e passaggi violenti la fanno da padrone, rievocando spesso l’eredità immortale di band come Dark Funeral, primi Satyricon, Tsjuder e 1349. Un concept artistico e culturale originale ed accattivante si sposa quindi ad una proposta musicale agguerrita, emozionante, lievemente monotematica a tratti, ma sempre contraddistinta da alta qualità e da passaggi strumentali degni delle migliori realtà black metal, senza mai mostrare segni di indecisione o debolezze per tutta la durata del disco.

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